Ok, siamo seri per un p?.
Come qualcuno di voi sapr? due settimane fa sono stato in gita con la mia classe. E fin qui nulla di male. Per? ho cominciato a rendermi conto di quanto sia solo; le ragazze (tranne due, con cui sono riuscito ad intrecciare un bel rapporto di amicizia) mi evitano come la peste e i ragazzi fanno apprezzamenti del -scusate il francesismo- cazzo sul mio conto. Forse perch? io sono il pezzo uscito male dalla catena di montaggio che li ha generati: sono "il metallaro" della classe, quello "strano", quello, perch? no, "matto" in una classe di figli di pap? perbenisti e bigotti, che si sono scandalizzati se nell'ora di religione la professoressa ha letto un passo della bibbia dove si narravano storie di prostituzione. Forse mi si emargina perch? appunto sono in un certo modo diverso da loro, la pecora nera nel candido gregge dal vello profumato, e si finge che io non esista per paura che io possa contaminare il loro (fittizio) mondo di perfezione. E quei pochi con cui ho un rapporto badano bene di non farsi vedere mentre parlano con me, altrimenti la loro reputazione di gente "figa" viene meno.
Tuttavia non cerco l'integrazione nel "gregge" a tutti i costi, non me ne frega un cazzo a me del gregge! Io per? voglio, anzi pretendo, il rispetto e l'accettazione del mio stato di "diverso".
Questo mondo materialista mi sta altamente dando ai nervi: sono stato chiamato "coglione" perch? in un raptus di follia ho confessato ad un mio compagno di aver cominciato ad andare oltre le maschere pirandelliane che tutti siamo costretti a portare e a cercare di capire chi ci sia veramente dietro. Ma anche ricchione sono stato chiamato: si, perch? ho ammesso di amare la poesia (Baudelaire in particolare) e di scrivere, quando capita, alcuni versi.
Io per come sono fatto non mi curo di ci? che la gente dice di me, ne prendo solamente atto e cerco di analizzare i motivi che hanno spinto quella persona a riferirsi a me in un determinato modo. E sono giunto alle conclusioni che ho elencato sopra. Ma ad una domanda non riesco a trovare una risopsta esaudiente: perch? le persone preferiscono tanti bacetti falsi da qualcuno che aspetta solo che si girino per piantare loro un coltello nella schiena piuttosto che qualcuno che spari loro un secco "vaffanculo" in faccia? E' proprio una cosa di cui non mi capacito.
Oggi mia madre mi ha rotto le scatole affinch? io le dicessi perch? da due settimane a questa parte sto cos? gi?. Io le ho detto tutto e lei prima mi ha chiamato "comunistaccio" (non me ne vogliano i comunisti del foro), poi si ? messa a piangere dicendo che ho dei problemi e che continuer? ad averne nel futuro.
Avr? problemi? Sti cazzi. Almeno sar? me stesso, e non un altro lobotomizzato di cui il mondo ? pieno.
Voglio concludere con una poesia di Charles Baudelaire, che rispecchia i miei sentimenti. L'albatro.
Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi
uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il
bastimento scivolante sopra gli abissi amari.
Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro, goffi
e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi,
candide ali, quasi fossero remi.
Come ? intrigato e incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco
addietro cos? bello, com'? brutto e ridicolo! Qualcuno irrita il
suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima
l'infermo che prima volava!
E il poeta, che ? avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia
in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli
scherni, non puo' per le sue ali di gigante avanzare di un passo.








