







ilbenjo78 ha scritto:È initile regalare la libertà a certa gente... Non ce la possono proprio fare...



themucco ha scritto:Sono secoli che si cercano vie di dialogo non violente per trovare il modo di far convivere questa religione legittimissima insieme alle altre nel mondo.














themucco ha scritto:
PS. è un discorso molto più complesso di quanto si possa riassumere in poche righe... ma se ci pensate, nella nostra religione (parlo del cattolicesimo, che è la maggiore professione di fede in italia, anzi scommetto che tutti siate pure battezzati e quant'altro...) il simbolo di quella che può sembrare a occhi non preparati una colossale sconfitta... un uomo ucciso su una croce, è diventato un simbolo di liberazione di amore sopra ogni cosa, pace e fraternità per chiunque voglia approfondire questo aspetto non tanto conosciuto della fede e del credo.


il Sig. Edward Luttwak in una intervista al Giornale ha scritto:
Dove potrà arrivare la reazione degli Stati Uniti?
«Guardi, c'è un macrotrend evidente, che è quello di lasciare gli islamici cuocere nel loro brodo. Gli Stati Uniti sono riluttanti a intervenire in Libia, in Siria, perché è chiara ormai l'inutilità di certe azioni. Basti pensare all'Irak, all'Afghanistan. Grandi spese, nessun risultato. Una perdita di soldi e di tempo. Me lo lasci dire, in alcuni casi si tratta di barbari che governano selvaggi. È tutto inutile. L'ambasciatore Chris Stevens rappresentava quell'entusiasmo per la questione mediorientale che ora, con la sua uccisione, sarà sempre meno convincente e avrà sempre meno riscontro nella realtà».
Questo è il macrotrend, come lo chiama lei. Ma nell'immediato qualcosa l'Occidente può fare?
«Certo: possiamo liberarci del linguaggio falsificante. Ad esempio non c'è una nuova democrazia in Libia, perché se non c'è rispetto della persona non può esserci democrazia. E non credo che le cose potranno cambiare per un secolo o due. Per ora islam e democrazia sono due parole incompatibili».
Ma ci sono esempi di islam democratico, pensi alla Turchia...
«Certo, ma lì c'è democrazia nella misura in cui ci sono regimi anti-islamici. Ma appena sale al potere un partito islamico, e con Erdogan ci siamo quasi, bye-bye alla democrazia turca».
L'attentato all'ambasciata Usa a Bengasi ha colpito l'Occidente senza varcare i confini libici. Possiamo attenderci di essere colpiti prossimamente anche all'interno dei nostri confini? Ci potrebbe essere un altro 11 settembre?
«Solo nei limiti delle possibilità degli islamisti, che per fortuna solo limitate. Del resto l'11 settembre è stato fabbricato in Occidente, basti pensare a Mohammed 'Atta, uno degli attentatori, un ingegnere egiziano che lavorava in Germania.
Quando invece gli attentati sono progettati in questi Paesi non arrivano a questo livello di organizzazione. Gli islamici sono incapaci anche nella violenza».
Neanche l'Italia corre rischi a suo giudizio?
«L'Italia e tutta l'Europa non hanno nulla da temere, soprattutto se agiranno con moderazione».
Ecco, qual è il ruolo in tutto questo dei Paesi che affacciano sul Mediterraneo e in particolare dell'Italia?
«Nessun ruolo. I Paesi del Mediterraneo hanno solo la sfortuna di essere più vicini geograficamente all'islam, dovranno turarsi il naso per non sentire la puzza di integralismo, di ideologia, di selvaggeria. Mentre noi negli Stati Uniti abbiamo il lusso di essere lontani da tutto ciò».
Beh, c'è sempre la diplomazia. Possibile non possa fare nulla?
«Certo, bisogna essere diplomatici, ma non cretini. Quando trattiamo con i Paesi islamici è giusto essere cauti e moderati. Ma quando parliamo tra di noi occidentali è meglio non prenderci in giro, almeno nell'uso delle parole».











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